Più si va avanti e più si dipana davanti a noi l'amara verità,che ci induce alle seguenti riflessioni:c'è qualcuno veramente felice a questo mondo?La gioia è condizione conosciuta a l'uomo?
Non voglio atteggiarmi a novello Leopardi,tantomeno a Schopenhauer de noialtri,è solo una constatazione che viene avvalorata giorno dopo giorno.
Sicuramente attimi spensierati ne viviamo tutti(fortunatamente),ma sicuri che parliamo di felicità in quel caso,o siamo più vicini alla condizione dell'esaltazione e dell'ebrezza?Condizioni che una volta esaurite portano talune volte a ricrederci sulla cosa per cui abbiamo tanto esultato perchè si è rivelata fonte di sofferenze.
"Non deprimerti e non eccitarti troppo e lasciati del tempo libero nella vita" diceva Marco Aurelio,inducendo a convincerci che è nella chiarezza e nella lucidità che troviamo le condizioni migliori per godere della vita a tutto tondo... il tanto vagheggiato equilibrio interiore.
Ma non ci hanno insegnato anche che " ...la vita è un brivido che vola via,è tutto un equilibrio sopra la follia..."?
Un giorno,parlando a telefono e lamentandomi della mia esistenza(fracassondole i cosiddetti),lei mi disse una cosa molto illuminante:"E' molto più semplice individuare un punto nero su un foglio bianco,che uno bianco sullo stesso..."
E voi,quale punto riuscite ad individuare con maggiore facilità?
