La tecnica narrativa usata da Manzoni ne "I Promessi Sposi" è quella del narratore onnisciente, etimologicamente parlando, colui che "sa tutto", che conosce passato, presente e futuro, tutte le circostanze dei fatti e interviene continuamente con spiegazioni e riflessioni, commenti e giudizi.
Manzoni ci presenta un narratore di questo tipo, che "entra" nel racconto con analessi (quando spiega per es. i precedenti di fra Cristoforo e di Gertrude) o con prolessi (anticipazioni di ciò che avverrà).
Questa scelta rivela un saldo dominio della realtà, l'idea che del mondo e degli avvenimenti si abbia una visione precisa, determinata da convinzioni certe: è tipica dell'Ottocento, almeno della prima metà del secolo, soprattutto di coloro come Manzoni che hanno punti di riferimento stabili (fede, concetto che il dolore "ha un senso", che tutto rientra in una logica provvidenziale, che tutto è logos = ordine e razionalità, nulla è casuale e gratuito).















